Drive In, ed è subito memento ’80, melange d’umorismo mediatico in salsa pop, per una satira di costume (mai vista così) in tv.
Lo show seguitissimo è andato in onda dall’ottobre 1983 all’aprile del 1988 anni, sempre su Italia 1, la rete rampante del berlusconismo d‘antan.

Patron e mentore del programma, Antonio Ricci aveva un’idea molto chiara della rappresentazione in proiezione: in scena doveva andare un’abbacinante caricatura barocca della società edonista degli anni Ottanta.
Favolosi Ottanta
Era un’Italia che iniziava a misurarsi con le mode eccentriche, con volumi esacerbati, fenomeni in technicolor dell’esagerazione, dell’eccentrico: l’italiano medio stava cambiando, attraversava una delicata fase di passaggio, forse evolutiva, lasciandosi alle spalle l’ideologia militante, e gettandosi a capofitto nell’edonismo modaiolo figlio del made in U.S.A., adattato agli usi e costumi nostrani.
Un paese alle prese con sempiterni scandali politici, misteri irrisolti, burocrazia in panne, rappresentato in un programma televisivo che altro non era se non “una macedonia di generi, una via di mezzo tra sit-com, varietà, effetti speciali, satira politica, parodie, gag, barzellette, tormentoni“, questo almeno a sentir Ricci.
Tormentoni e personaggi
Vito Catozzo-Faletti, Enzo Braschi il paninaro, il commissario Zuzzurro col fido Gaspare; e poi i padroni di casa, Greggio e D’Angelo; e ancora i Trettre, Tini Cassino e Carmen Russo, con tutte le ragazze Fast-food al seguito: un pout-pourri di comici più o meno consolidati e nuove scommesse: una comicità variegata, che procedeva per tic e tipologie campanilistiche, per dialetti e folclore esacerbato, tutti permeati dallo spirito turboedonista della Milano da bere.
“Credo che Drive In sia stato lo specchio ironico e critico, divertito, di quegli anni folli”, ha sottolineato Ezio Greggio. Il comico racconta poi quando, assieme a Ricci, andarono dal Signore di Arcore, quel Silvio Berlusconi all’epoca soltanto imprenditore TV, a fargli vedere la puntata pilota del format. “Con Giancarlo Nicotra e Ricci eravamo da Silvio, che era seduto davanti a noi: ogni tanto si voltava; “Non è esattamente quello che vi ho chiesto”, ci disse, “ma potrebbe piacere”. Non si sbagliava, Drive In fu un successo pazzesco”.

Grande successo
Un successo che non piacque solo al grande pubblico: Federico Fellini dichiarò che il varietà comico di Ricci era “l’unico programma per cui vale la pena di avere la tv”; gli fece “Eco”, il semiologo e grande scrittore Umberto: “siamo passati dal ritmo di valzer (dei vecchi varietà, n.d.r.) a quello di rock’n’roll senza perdere nessuna memoria”.
Per il critico Beniamino Placido Drive In era avanti di decenni, nel sottolineare le idiosincrasie e le involontarie comicità degli italiani. In definitiva la creatura di Ricci è stato un programma che ha segnato l’immaginario, rimanendo per quarant’anni (e sicuramente per altri decenni ancora) nel cuore di milioni di aficionados.