È il nostro naso che sta “diventando più fino”, o è l’inquinamento che ci sta facendo, pian piano, perdere il gusto dell’odorato?
Avevamo imparato che, durante il Covid, insieme al gusto, anche la perdita dell’olfatto era sintomo di aver contratto il virus. Ma, ora che il virus è stato, in parte, debellato, perché il nostro olfatto in certi casi, continua a diminuire?

Lo smog c’entra. E ora vi spieghiamo anche il perché.
Inquinamento: danneggia il nostro naso
L’inquinamento non sta rovinando solo il pianeta terra, ma anche tutti coloro che, su di esso, vi abitano, compreso l’uomo. E proprio l’uomo è colui che, maggiormente, subisce le conseguenze dell’inquinamento da smog.
Uno studio ha analizzato che, l’esposizione a tossine nell’aria aumenta del 60% il rischio di “anosmia”, ovvero la riduzione del senso dell’olfatto. Ma la situazione non migliora nelle aree ad alta densità di smog, come ad esempio nelle grandi città, nella Pianura Padana, fino ad arrivare anche, alle metropoli brasiliane.
È proprio in queste zone, ad alta concentrazione di smog e dove il ricambio d’aria è meno frequente rispetto alle zone di campagna, che si riscontrano drastiche riduzioni dell’olfatto nella popolazione.
L’esposizione ad elevate quantità e concentrazioni di polveri sottili nell’aria (in pratica quelle che avvengono con la combustione del carburante dei veicoli su tutti) aumenta decisamente la nostra riduzione dell’olfatto. All’inizio, si pensava che i soggetti maggiormente colpiti da ciò fossero operai o lavoratori delle fabbriche, più esposti alle combustioni di vario tipo rispetto ad altri.
Ma non è solo così. In questi soggetti, risulta danneggiato il loro bulbo olfattivo che è la prima linea di difesa contro i virus che, poi, aggrediscono il cervello. Ne consegue che aumenta vertiginosamente, proprio, il rischio di anosmia. Le tossine, quando il bulbo olfattivo risulta danneggiato, entrano nel canale respiratorio.

Le polveri sottili fanno diminuire la nostra capacità di odorare del 60%
Uno dei più recenti studi in materia è stato effettuato negli Stati Uniti. La ricerca ha dimostrato che la permanenza in aree con un livello di inquinamento piuttosto elevato, aumenta del 60% le possibilità di sviluppo una graduale perdita di olfatto.
L’impatto che i livelli di polveri sottili 2.5 hanno sull’olfatto dei pazienti risulta maggiore anche rispetto ad altri fattori, come l’alcol e il fumo, e sarebbe indifferente circa l’età, il sesso, l’etnia e l’indice di massa corporea.
Anche in città d’Italia come Brescia o a San Paolo in Brasile, giovani ed adulti che si trovano maggiormente esposti a fonti di inquinamento, perdono la loro capacità olfattiva, specie se addirittura risiedono in queste aree e non sono solo di passaggio in esse.
I rischi? Le particelle inquinanti danneggiano il bulbo olfattivo, riescono a penetrarlo e, nel loro viaggio, possono arrivare al cervello, infiammandolo lentamente. Un’esposizione continuativa a fonti di inquinamento, porta poi dall’infiammazione al danneggiamento dei nervi collegati al bulbo olfattivo che, di fatto, erodendosi, fanno perdere la capacità di sentire odori.