Situato all’interno del Parco naturale interregionale del Sasso Simone e Simoncello, il comune di Pennabilli nasconde in sé un fascino che non è soltanto naturalistico, ma anche storico e culturale.

Chi passa per Rimini, non può fare a meno di fermarsi ad ammirare le bellezze di questo borgo, forse ai più, poco conosciuto.
Pennabilli: l’origine di un nome particolare
In Emilia Romagna, esistono dei luoghi cui la natura ha donato la fortuna di trovarsi in posti spettacolari e che, poi, la cultura e la storia hanno reso ulteriormente belli. Uno di questi è il comune di Pennabilli, in provincia di Rimini e, di questa provincia, ne è il secondo comune “posto più in altura”.
La storia di questo comune ci fa andare molto indietro del tempo, tanto che le sue origini sono addirittura nel periodo Etrusco–Romano. Durante le invasioni barbariche del I millennio d.C., le due alture impervie su cui sorge il comune, servirono da rifugio per le popolazioni stanziate nei dintorni.
Da questi insediamenti, anche sparsi, hanno avuto origine le comunità di “Penna” e “Billi” i cui toponimi (l’uno derivante dal latino “Pinna”, vetta, punta, l’altro da “Bilia”, cima tra gli alberi) fanno riferimento alla caratteristica conformazione dei due colli.
Penna si sviluppò come borgo, Billi fu rocca dei Malatesta. L’unione fra i due paesi è attestata nel 1350 con la posa della “pietra della pace” nella piazza del mercato sorta tra i due nuclei abitati. Il comune di Pennabilli, poi, passò più volte sotto l’influenza dei Malatesta, dei Montefeltro, dei Medici e dello Stato Pontificio.
Nel 1572, con il trasferimento della sede vescovile da San Leo, papa Gregorio XIII lo insignì del titolo di “Città”. Pennabilli è tuttora sede della diocesi di San Marino-Montefeltro. Con l’Unità d’Italia, il comune di Pennabilli è appartenuto alle Marche fino al 15 agosto 2009, quando ne è stato distaccato, congiuntamente ad altri sei comuni dell’Alta Valmarecchia, in attuazione dell’esito di un referendum svoltosi il 17 e 18 dicembre 2006.
L’unione con il Tibet
Pennabilli è stretta da un forte legame con il Tibet, che risale al XVIII secolo, quando padre Orazio Olivieri partì dalla città dei Malatesta per fondare una missione cattolica a Lhasa. Nella capitale tibetana creò un ottimo rapporto con i monaci e la popolazione; portò la prima stamperia a caratteri mobili e scrisse il primo dizionario italo-tibetano. Nel 1994, Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama, visitò Pennabilli per celebrare il 250º anniversario della morte del missionario: in quell’occasione scoprì una lapide sulla facciata della casa natale del frate cappuccino.

La bellezza della sua Cattedrale
Dal punto di vista artistico ed architettonico, una delle perle di Pennabilli è la sua Cattedrale. Conosciuta anche come Cattedrale di San Leone e sede della parrocchia San Pio V, è la chiesa più importante del comune e cattedrale della diocesi di San Marino-Montefeltro.
Venne edificata dal vescovo Sormani dopo che, per ragioni di Stato, il Duca d’Urbino Guidobaldo da Montefeltro rifiutò al Vescovo e ai Canonici la residenza a San Leo, dove da sempre era la Cattedrale della Diocesi. Era con molta probabilità l’anno 1569.
In seguito a questo divieto, papa Pio V concesse al vescovo Sormani di trasferire a Pennabilli la prerogativa della Cattedrale e il 7 ottobre 1577, convocando il sinodo a Pennabilli, presente il clero, pose una croce dove dovrà sorgere l’altare maggiore della nuova Cattedrale, intitolandola a San Leone.
Pochi giorni dopo iniziarono i lavori e il Vescovo pose la prima pietra sotto la quale depositò delle monete di San Pio V. Nel 1580 la nuova chiesa si trova a buon punto e nel 1588 è ultimata e consacrata.

Pennabilli: le altre cose da vedere
Oltre alla già citata Cattedrale, Pennabilli offre ai suoi visitatori altri edifici da vedere come la Torre a Bascio, la Pieve romanica di Ponte Messa, il Convento di Santa Maria dell’Oliva e la Torre medievale al castello di Maciano. Da segnalare anche il Teatro Vittoria restaurato di recente e sede di importi rassegne teatrali e convegni. Nelle vicinanze troviamo ancora
La Torre medievale del castello di Maciano, il lago di Andreuccio sulla strada che porta a Soanne, i resti del Castello e la loggia del comune di Scavolino e il Convento Agostiniano a Miratoio. Un area tanto ristretta quanto piena di storia. Non solo, anche la natura ha la sua parte e sono tanti i punti panoramici da cui godere di panorami unici sul circondario. Da qui partono diversi sentieri naturalistici attraverso cui ci si può godere le colline circostanti.

Cosa mangiare
A Penna, come la chiamano i romagnoli, e nelle frazioni limitrofe si trovano tanti piccoli locali dove assaporare la tipica cucina regionale fatta di tante gustose specialità. Un’attenzione particolare alla selvaggina specialmente al cinghiale e al tipico fungo prugnolo alimenti su cui si incentrano molte sagre. Un altro piccolo angolo di storia da visitare.